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Servitizzazione: come trasformare i tuoi prodotti in servizi

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Nello scenario tecnologico attuale, dove si affermano modelli di acquisto basati su formule as-a-service, abbonamenti e contratti pay-per-use, la servitizzazione è diventata una leva di business sempre più rilevante anche per le aziende manifatturiere.

Che cos’è la servitizzazione e come funziona

Con il termine “servitizzazione” si intende la capacità di abbinare alla vendita di un prodotto l’erogazione di servizi a valore aggiunto per il cliente.

I progressi dello smart manufacturing permettono infatti di costruire attorno ai beni fisici una gamma di servizi e funzionalità digitali basati sulla raccolta e sull’analisi dei dati. Le tecnologie chiave che permettono di abilitare la servitizzazione sono riconducibili a Internet of Things, Big Data, Analytics, Artificial Intelligence e piattaforme cloud.

Oggi moltissimi prodotti fisici incorporano funzioni di connettività e, in alcuni casi, capacità di elaborazione locale. Ciò significa che possono trasmettere in rete le informazioni generate a livello di utilizzo, che vengono poi convogliate verso repository e sistemi analitici. Sulla base delle informazioni raccolte ed elaborate, le aziende possono costruire servizi ad hoc per il cliente, fornendo ad esempio assistenza e manutenzione predittiva per macchine industriali oppure la possibilità di utilizzare un bene con formule pay-per-use.

Perché introdurre la servitizzazione in azienda

La servitizzazione non è soltanto un’estensione dell’offerta commerciale. È un modo diverso di creare valore, perché consente all’impresa di mantenere una relazione continuativa con il cliente e di generare ricavi anche dopo la vendita del prodotto.

  • Per l’azienda, questo significa differenziare l’offerta, aumentare la fidelizzazione, raccogliere dati utili per migliorare il prodotto e aprire nuove fonti di revenue legate a servizi, contratti ricorrenti o performance.

  • Per il cliente, significa poter contare su soluzioni più personalizzate, maggiore continuità operativa, servizi proattivi e una logica di acquisto spesso più flessibile dal punto di vista economico e gestionale.

Tutti i vantaggi della servitizzazione

Il settore IT ha spianato la strada all’adozione di modelli di business basati sui concetti di as-a-service e pagamento a consumo. Basti pensare ai canoni versati per software o infrastrutture cloud: il cliente non compra più l’applicazione o il server da installare nel proprio datacenter, ma vi accede da remoto pagando per l’utilizzo effettivo.

Anche l’esperienza privata è ormai costellata di modelli as-a-service: dagli abbonamenti per lo streaming video alle app di car sharing. La direzione è chiara: trasformare i prodotti in servizi conviene, a fronte di una pluralità di benefici.

Grazie alla servitizzazione, infatti, le aziende possono:

  • diversificare e differenziare l’offerta, arricchendo il prodotto con servizi e funzionalità digitali distintive;

  • estendere la relazione con il cliente nel tempo e attraverso nuovi canali, creando maggiore fidelizzazione;

  • migliorare prodotti, qualità e innovazione, grazie ai dati raccolti sul campo e ai feedback di utilizzo;

  • generare ulteriori profitti, aprendo nuove forme di revenue attraverso servizi avanzati, abbonamenti o modelli a consumo.

Chiaramente, anche il cliente beneficia della servitizzazione, potendo contare su innovazione di prodotto, servizi personalizzati e formule di pagamento più flessibili.

Strategie di servitizzazione: modelli e casi d’uso

Le strategie di servitizzazione non sono tutte uguali. In alcuni casi l’azienda parte da servizi post-vendita evoluti, per esempio contratti di manutenzione estesa, monitoraggio remoto o supporto tecnico avanzato. In altri casi il passaggio è più radicale e porta a modelli pay-per-use, full-service o outcome-based.

Nella manifattura, alcuni casi d’uso sono particolarmente ricorrenti: manutenzione predittiva, monitoraggio delle performance, ottimizzazione dei consumi, fleet management, servizi di aggiornamento software, raccomandazioni su ricambi e consumabili, fino a formule Equipment-as-a-Service.

La scelta del modello dipende da tre fattori: maturità digitale dell’azienda, disponibilità di dati e reale valore percepito dal cliente. La servitizzazione funziona quando il servizio non è un accessorio commerciale, ma risolve un problema concreto o migliora un risultato misurabile.

Le tecnologie abilitanti per la servitizzazione

La servitizzazione si regge su un’infrastruttura digitale capace di raccogliere, trasmettere, archiviare e interpretare dati provenienti dai prodotti e dai processi di utilizzo. Internet of Things e connettività permettono di acquisire dati dal campo; cloud e data management consentono di strutturarli; analytics e intelligenza artificiale li trasformano in indicatori utili per costruire servizi, allarmi, raccomandazioni e modelli di supporto decisionale.

In questo contesto, l’intelligenza artificiale può diventare una leva importante per valorizzare i dati raccolti dai macchinari industriali e abilitare servizi proattivi. Allo stesso modo, la manutenzione predittiva è uno dei casi più evidenti in cui il valore del servizio nasce dalla capacità di anticipare problemi e ridurre i costi di fermo.

Man mano che l’offerta evolve, diventano centrali anche temi come interoperabilità dei sistemi, sicurezza dei dati, integrazione con CRM, ERP e piattaforme di service management. La tecnologia, però, non basta da sola: senza una chiara strategia di servizio, i dati restano sottoutilizzati.

Come fare per introdurre la servitizzazione in un’azienda: roadmap operativa

Introdurre la servitizzazione in azienda richiede un percorso strutturato, non una semplice aggiunta commerciale. Una roadmap operativa può partire da cinque passaggi essenziali:

  1. analizzare i prodotti esistenti e capire quali bisogni del cliente possono essere soddisfatti con servizi aggiuntivi;

  2. identificare i dati disponibili o da raccogliere per rendere il servizio credibile, misurabile e sostenibile;

  3. selezionare un primo modello di servizio, ad esempio monitoraggio remoto, manutenzione predittiva o pay-per-use;

  4. costruire le competenze necessarie, interne o tramite partner, su dati, processi, piattaforme e customer experience;

  5. partire da un progetto pilota circoscritto, misurare i risultati e solo dopo estendere il modello.

Lo snodo principale non è solo raccogliere i dati, ma interpretare e sfruttare le informazioni disponibili per evolvere l’offerta, migliorare la customer satisfaction e creare nuove opportunità di business. Per accelerare e massimizzare i ritorni delle iniziative di servitizzazione, può essere utile affidarsi a un partner esperto, capace diintegrare competenze tecniche, conoscenze di processo e capacità consulenziali.

Indice di servitizzazione in Italia: cosa ci dice oggi

Il tema non è più teorico. Negli ultimi anni, in Italia è stato costruito anche un primo Indice di servitizzazione, con l’obiettivo di misurare il grado di ibridazione tra manifattura e servizi a livello di imprese, territori e cluster. Le evidenze disponibili mostrano che la servitizzazione non è più una nicchia: in alcune aree del Paese, soprattutto nei distretti più dinamici e nei comparti manifatturieri a maggiore intensità tecnologica, il percorso è già in corso. Allo stesso tempo, restano forti differenze territoriali e soprattutto persistono gap di competenze, strumenti e capacità di esecuzione.

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